
La scuola abbandonata
Ora, è ufficiale, siamo in recessione. Un passo oltre la crisi.
E' il momento in cui tra i termini ricorrenti dell'emergenza (banche e finanza, debito pubblico, cassa integrazione e disoccupazione) è necessario inserirne un altro: scuola. Perché questo è uno di quei passaggi della storia in cui il futuro non corre su binari conosciuti, ma è - di nuovo - da costruire: “Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”...
Ma le cose non vanno così. Non vanno affatto così...
L'Ocse ha lanciato un allarme - sottovalutato dai media: in Italia il tasso di abbandono della scuola prima di aver terminato le superiori arriva al 30%. In Grecia, in Spagna, in Portogallo - dove la crisi morde come e più che da noi - il tasso d'abbandono si ferma al 25%.
L'Istat ha “corretto” i dati: nel 2010 - ha comunicato - la quota di giovani 18-24enni che hanno abbandonano prematuramente gli studi o qualsiasi altro tipo di formazione è stato pari al 18,8%. Ma ha aggiunto un altro dato di confronto: nell'Europa a 25 il tasso d'abbandono è stato del 13,9%.
Poi, come una mannaia, il dato sul Mezzogiorno: dei circa 400mila giovani fuori dagli studi, il 49,3% risulta inattivo.
L'Italia della crisi non ha soltanto una generazione di laureati prevalentemente precari o male occupati: ha una generazione di fratelli minori che abbandona la scuola. Negli anni, infatti, la dispersione scolastica è aumentata. Nel 2007 nella scuola media inferiore c'erano il 2,7% di bocciati, nel 2011 sono stati il 4,6%. Nella scuola superiore i bocciati cinque anni fa erano l'11,4%, l'anno scorso sono stati il 12,7%. Se a questi dati si aggiunge quello della “dispersione” (chi, semplicemente, non va più a scuola), si arriva a 434mila studenti... Una generazione a cui sono stati rubati i sogni.
E' una vera emergenza. La scuola dell'obbligo è stata una delle grandi conquiste della democrazia, l'abbandono scolastico è una sconfitta. Tanto più in un Paese che deve rifare i conti col futuro.
Il Governo Monti ha annunciato che la lotta alla dispersione scolastica è una delle sue priorità. Ma tutto si tiene: studio e lavoro buono sono indissolubili. Non servono i carabinieri di Pinocchio per riportare in classe quasi mezzo milione di ragazzi: a loro serve poter sognare cosa fare con quel “pezzo di carta” in tasca. E anche a noi serve quel sogno, le loro intelligenze per far ripartire il Paese.
di Silvia Garambois
20/02/2012
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