
Un passo indietro
Il confronto di ieri tra sindacati, industriali e Governo si prevalentemente sviluppato sul tema della riforma degli ammortizzatori sociali e, nella sua fase conclusiva, su una valutazione di merito delle organizzazioni sindacali sulle proposte relative alle tipologie di lavoro illustrate dal Ministro nella precedente riunione.
L’esposizione da parte del Ministro del Lavoro è stata molto generale e come tale non in grado di far svolgere una discussione approfondita.
Nello specifico, il Ministro ha affermato che per gestire la crisi si mantiene inalterato l’attuale sistema di ammortizzatori fino all’autunno del 2013; proposta che la Cgil, e insieme alla Camusso anche i leader di Cisl, Uil e Confindustria, hanno giudicato non sufficiente, risultando impossibile prevedere oggi una data realistica di uscita dallo stato di crisi del Paese.
Fornero ha esposto un’idea di sistema universale di disoccupazione, che copra anche i lavoratori attualmente esclusi e un riordino del sistema della cassaintegrazione che comprenda i settori oggi esclusi e basato su motivazioni legate alla riduzione temporanee di attività e significativi interventi di ristrutturazione.
Si è confermato da parte del Governo che non esistono risorse aggiuntive. Silenzio assoluto, nonostante le richieste avanzate nel corso dell’incontro, in particolare per quanto riguarda la durata e gli importi degli strumenti del futuro sistema. Di fronte all’assenza di indicazioni chiare sul fronte delle risorse e delle coperture connesse a questa ipotesi, risulta pressoché impossibile esprimere un giudizio compiuto su queste proposte, mentre sono apparsi del tutto evidenti i rischi connessi agli elementi prospettati. Con alcuni aspetti non secondari che andrebbero affrontati e chiariti senza ambiguità, a cominciare dal quesito circa il significato di un meccanismo universale di Cig con contribuzioni legate all’utilizzo per i diversi settori, di cui ha parlato la fornero e il cui valore specifico è sfuggito alla maggioranza dei presenti all’incontro.
La nuova indennità di disoccupazione (che comprenderebbe al suo interno ordinaria, requisiti ridotti, mobilità e disoccupazione speciale edile) prevederebbe un meccanismo in cui la futura durata (non esplicitata) sarà legata al requisito delle diverse anzianità di lavoro. La contribuzione figurativa futura sarà legata non alla retribuzione ma all’indennità di disoccupazione (ma anche qui senza alcuna indicazione sulle sue caratteristiche).
La Cgil, come risulta anche dal documento unitario sottoscritto con Cisl e Uil, è da sempre favorevole ad un sistema universale ed inclusivo, ma il passaggio ad un sistema così prospettato produrrebbe un ingresso troppo basso per giovani e precari, un abbassamento delle tutele per gli attuali lavoratori già coperti dalla tutela della cassaintegrazione, un evidente problema previdenziale per tutti con l’abbassamento dei contributi.
In realtà invece di investire con risorse aggiuntive sul sistema, si determinerebbe un risparmio per il bilancio pubblico sull’attuale spesa per gli ammortizzatori.
Il giudizio sul confronto di lunedì non è dunque positivo. Anzitutto per un merito che su troppi aspetti è indefinito, preoccupante, e come dicevamo deve essere assolutamente chiarito.
Soprattutto perché, dopo che nella discussione del 15 febbraio avevamo potuto affermare che il negoziato di merito era finalmente decollato, si è tornati ad una fase di indeterminatezza antitetica a quanto si continua ad affermare a proposito di conclusione con un accordo del negoziato con le parti sociali entro il mese di marzo.
di Alice Frei
21/02/2012
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