
La scelta di Sergio
Interno ufficio: il giornalista e il manager sono arrivati alla fine dell’intervista “mostro”: due pagine fitte fitte del Corriere della Sera. Il giornalista (Massimo Mucchetti) ha incalzato il manager (Sergio Marchionne) su più argomenti. E lo ha fatto, va detto, con estrema puntualità, almeno su alcuni terreni, quelli più vicino alla sua specializzazione economico-produttiva, mettendo anche alle corde il manager italo-svizzero-canadese, che quando è in difficoltà la butta sulle frasi fatte (con una predilezione per la parola “storia”) . “Di troppa storia si muore” , “Lasciamo la storia agli storici”, “Ciascuno ha la sua storia” “Ragionando così non si va lontano. Guardiamo avanti”.
Alla fine dell’intervista la domanda di Mucchetti è d’obbligo. Gli chiede: quale sarà il futuro degli stabilimenti in Italia? Marchionne - che in precedenza ha detto che di Fabbrica Italia non vuole parlare più, “siamo l’unica azienda al mondo da cui si pretendono informazioni così di dettaglio”; e che il futuro possibile per gli stabilimenti italiani è quello di produrre per gli Stati Uniti (ma non aveva chiuso Termini Imerese perché la Sicilia era troppo lontana?) - sul futuro si dichiara fiducioso (con riserva): “Tutti gli stabilimenti staranno al loro posto - risponde -. Abbiamo tutto per riuscire a cogliere l'opportunità di lavorare in modo competitivo per gli Stati Uniti”. E poi lascia cadere con nonchalance la bomba. “Ma se non accadesse dovremmo ritirarci da 2 siti dei 5 in attività”. All’ovvia - a questo punto - domanda di Mucchetti su quali saranno i due siti sacrificabili, ecco la scena madre. “Ricorda Sophie's choice? - dice Marchionne -. Nel film, alla fermata del treno il nazista chiede a Sophie uno dei suoi figli. In caso contrario li avrebbe ammazzati tutti e due. Sophie resiste, ma alla fine deve scegliere e passa il resto della sua esistenza con l'incubo di quella decisione”. Qui possiamo immaginare una pausa di Marchionne, con relativo campo e controcampo sui visi dell’intervistatore e dell’intervistato, che conclude (immaginiamo) con un profondo sospiro, alla Meryl Streep: “Dunque, per favore, non me lo chieda”. E partono i titoli di coda.
P.S. In un passaggio precedente dell’intervista, per giustificare la sproporzione tra i suoi emolumenti e lo stipendio medio di un suo dipendente, divario infinitamente superiore a quello che c’era anche in Fiat trent’anni prima, Marchionne aveva risposto: “Trent’anni fa non si era ancora creato un mercato delle competenze manageriali come quello attuale”. Se tra queste nuove competenze richieste ai manager di oggi c’è anche quella del “rispondere recitando”, allora il divario è ampiamente giustificato.
di Enrico Galantini
24/02/2012
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