Il linciaggio di Rosarno

- Gli schiavi della piana di Gioia Tauro non servivano più. Si sono ribellati alla violenza e sono stati puniti. Prima la criminalità poi il Viminale li hanno cacciati e deportati.

Cristo non si è fermato a Rosarno. Una città senza sindaco, amministrata da una Commissione prefettizia, “porta d'ingresso” al porto di Gioia Tauro. Quindicimila abitanti e terza zona d'Italia ad alta densità di stranieri rispetto ai residenti, dopo Napoli e Foggia. Fino a ieri, almeno. Ci sono le clementine da raccogliere che adesso marciranno sugli alberi. I proprietari delle terre quest'anno neanche volevano spenderli i centesimi per la raccolta, perché i centesimi della vendita non ripagano: troppa produzione, due milioni e mezzo di tonnellate, e il guadagno a picco. Secondo un'indagine della Coldiretti verranno pagate 27 centesimi a chilo se vanno alle tavole, 4 centesimi se diventano succo di frutta. Quando arrivano al banco del mercato costano un euro e 50. La filiera, dal campo al banco, è lunga, troppo lunga: e di passaggio in passaggio s'allunga l'ombra delle mafie.

Rosarno salvata dagli africani. Dopo la guerriglia, si sentono altre voci. Gli africani che si ribellano alla violenza, gli abitanti che sopportano le angherie. Gli africani maltratti, costretti a vivere come bestie, schiavi in cambio di lavoro, che reagiscono, e non è la prima volta. Era già successo, un anno fa, Antonello Mangano ne ha scritto un libro (“Gli africani salveranno Rosarno - e probabilmente anche l'Italia”, Terrelibere.org edizioni). Non c'era scappato il morto: non ne abbiamo saputo nulla o quasi. I bianchi invece, così raccontano, sono rassegnati: alle ammazzatine, alle violenze. Le auto spaccate dagli africani, dagli schiavi, quelle no. Guerre tra disperati? Almeno il ministro dell'Interno, però, non si può sorprendere.

Roberto Maroni strilla contro i clandestini mentre la polizia protegge i neri dai bianchi. Il parroco scende nella navata della Chiesa facendo l'appello dei suoi “figli” cacciati via, figli neri, e i bianchi a testa bassa. Storie da Louisiana del sud, vecchi film e romanzi dell'adolescenza. Perché non ne sapevamo niente?

Gli inviati dei giornali ora raccontano. La giornalista del Tg1 porta le telecamere in un luogo d'inferno, ci vivono in trecento, uno sull'altro, fornelletti per cucinare, tende, giacigli, abiti e scarpe: ci fa sapere con ripugnanza che c'è un puzzo insopportabile. Le crediamo senz'altro e fa bene ad annotarlo, ma qualcuno dovrebbe spiegarle che anche quei trecento preferirebbero cinque gocce di chanel. O una stanza con un letto vero e l'acqua corrente, dopo dieci ore nei campi. Anche la cronaca pretende almeno umanità.

Rosarno con una storia di lotte contadine. Alla mafia e al latifondo. Storie di emigranti. E storie di razzismo e intolleranza. Roberto Calderoli, ministro alla semplificazione, dice che con il 18% di disoccupati al Sud non c'è bisogno di far lavorare i clandestini. Più semplice di così: adesso nella piana di Rosarno, oltre a quello dei neri, anche il problema della disoccupazione è risolto.

di Silvia Garambois

11/01/2010

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