
I mille motivi dello sciopero
Lo sciopero generale proclamato dalla Cgil per venerdì 12 marzo sarà un evento che il governo e le istituzioni in generale, ma anche il sistema dei media, faranno bene a non sottovalutare. La situazione del paese in questo duro inverno è sempre più grave, e le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, figuriamoci l’esercito dei senza lavoro, stringono la cinghia e si arrampicano sugli specchi per arrivare a fine mese. La gente è arrabbiata, non ne può più, anche perché il premier e i suoi ministri non fanno nulla di concreto e di efficace per sostenere i redditi e rilanciare lo sviluppo, per consentire a chi perde il lavoro ammortizzatori sociali più consistenti ed efficaci di quelli attuali, per garantire condizioni almeno decenti di vita e di lavoro a tutti, anche a quegli immigrati che negli ultimi anni hanno contributo a sostenere l’economia italiana.
Uno sciopero, dunque, che si arricchisce di mille significati reali, che colloca al centro misure fiscali urgenti e altrettanto urgenti provvedimenti per sostenere di disoccupati, i cassintegrati, i precari e i senza lavoro che hanno perso il diritto a usufruire degli ammortizzatori. E poi, riforme, vere, strutturali, in linea con le proposte della Cgil, che assicurino un futuro più sereno e certo a giovani e anziani, a tutti i cittadini. Riforme, dicevamo, non controriforme come si sta pensando per il fisco, le regole del lavoro, la formazione e la ricerca, le pensioni, e come si è fatto con l’assurdo accordo sulla contrattazione le cui conseguenze negative si stanno abbattendo sui lavoratori.
Uno sciopero politico, quello della Cgil? Forse, se si considerano gli obiettivi di interventi contro la crisi e per le riforme, quindi politici. Certamente no, se si pensa di attribuire alla confederazione di Epifani lo scopo di influire sulla campagna elettorale delle regionali. E occorrerà ricordare lo sciopero proclamato dalla Cgil contro il governo Prodi, revocato solo per la caduta di quell’Esecutivo. Mentre Cisl e Uil in due anni non hanno sentito la necessità della purché minima protesta contro il premier attuale e la politica del suo Governo. Quando si parla di atti “politici”.
di Paolo Serventi Longhi
28/01/2010
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