
La mobilità e l’onestà
Pochi giorni fa 85 dipendenti (più di un terzo dell’organico) di una azienda di servizi scorporata dalla Telecom e che vive su una commessa della stessa società di tlc hanno saputo di essere stati posti in mobilità a causa del dimezzamento della commessa stessa. Donne e uomini, giovani e meno giovani, si trovano di colpo senza lavoro, destinati al precariato, e dei loro problemi pochi si occupano: sono ormai milioni di persone, di lavoratori di tutti i settori produttivi e di ragazze e ragazzi che un’occupazione non l’hanno mai avuta. Il caso citato è soltanto l’ultimo di una lunga serie di devastazioni nell’industria e nel settore dei servizi figlie della crisi drammatica, per certi aspetti tragica, che sta investendo il paese. In una situazione economica (vedi caduta del Pil, aumento del debito pubblico, crollo della produzione, ecc.) che non è lontana da quelle di Spagna e Grecia. il sindacato, la Cgil, fa quello che può, cerca di contrattare soluzioni che ammorbidiscano l’impatto dei tagli occupazionali, di garantire per il tempo più lungo possibile gli ammortizzatori sociali, di contrastare le delocalizzazioni e le chiusure immotivate. Ma non sempre ciò è possibile con un governo che non sostiene i redditi e il lavoro dei più deboli.
Bene ha fatto quindi la Cgil di Guglielmo Epifani a porsi alla testa di un vasto movimento contro il decreto sulla protezione civile, per le dimissioni di Bertolaso e per pretendere misure efficaci contro ogni forma di corruzione e di ladrocinio ai danni della collettività. Non è infatti sopportabile che l’Italia che va in mobilità o in cassa integrazione, che non ce la fa più ad arrivare alla terza settimana, assista all’arricchimento di pseudo imprenditori e di manager pubblici attraverso affari che definire sporchi è un gentile eufemismo. Il tutto condito dalla preventiva assoluzione che il premier assicura ai corrotti e ai ladri e dalla giustificazione dei furti da parte di giornalisti prezzolati. Bene ha fatto la Cgil a mobilitarsi, dicevamo, come dimostra il ritiro di una parte del provvedimento di privatizzazione della protezione civile. Una vittoria per le persone oneste, ma che non rassicura del tutto. Di ladri in giro ce ne sono molti.
di Paolo Serventi Longhi
18/02/2010
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