Le casse dell’Europa

- Il nostro continente è alla ricerca di strade da percorrere per trovare stabilità finanziaria e dare risposte all’aggravarsi della situazione economica. Modelli in crisi e soluzioni da inventare.

La notizia è una bomba: i tedeschi hanno espresso parere favorevole alla creazione di un Fondo Monetario Europeo. Si tratterebbe di una istituzione dell’eurozona volta a finanziare paesi a rischio di insolvenza - come la Grecia, l’Irlanda e, forse, la Spagna - con contratti che descrivono in dettaglio le misure di contenimento della spesa pubblica e gli aumenti di imposta necessari per ritornare all’equilibrio e restituire i prestiti allo stesso Fondo Europeo.
Si è mossa la balena, perché è la prima volta che l’Europa mostra l’intenzione di costruire una politica economica europea: strette tra il fallimento della moneta unica (se esce la Grecia, possono uscire in tanti e pochi entrerebbero) e la resistenza patriottarda a creare un vero stato federale europeo, Germania e Francia hanno deciso di muoversi. Le resistenze ci saranno, e già il rappresentante tedesco alla Banca Centrale Europea sostiene che il Trattato impedisce questa nuova iniziativa. Gli credo, perché i Trattati europei sono stati scritti in Germania e riflettono sia le paure tedesche sia le loro proprie virtù. Come sappiamo, dalle vicissitudini della mancata costituzione europea, non basta che Germania, Francia, Italia e Spagna siano d’accordo: dal fondo del palcoscenico c’è sempre una Polonia o una Cechia che rifiutano ogni forma di nuovo potere attribuito alle istituzioni europee.
Credo che, per i prossimi anni, possiamo accontentarci del Fondo Europeo. E’ chiaro, però, che non basta. Intanto, perché sarà finanziato da risorse provenienti dai bilanci dei paesi dell’Euro, oggi in seria difficoltà dappertutto, e non dal credito dell’Unione Europea, che è ampio ma solo virtuale - e questo porrà seri limiti alla capacità finanziaria del nuovo Fondo. In secondo luogo, perché a differenza del Fondo Monetario Internazionale, quello Europeo non potrà emettere diritti speciali di prelievo, che sono una speciale moneta emessa in modo fiduciario dal Fondo Monetario. In terzo luogo, perché la vera istituzione che avrebbe dovuto operare nello stesso senso del nuovo Fondo era la Banca Centrale Europea, cui nessuno impediva di finanziare il debito greco, in cambio di regole severe sul loro bilancio; e poiché non l’ha fatto né ha intenzione di farlo, tenderà a rendere difficile e piena di ostacoli la vita del Fondo Europeo.
Infine, vorrei che i lettori di RadioArticolo1 sapessero che il Fondo Monetario Internazionale, diretto dal francese Strauss-Kahn, non è quello del passato e molto deprecato “Washington Consensus”, spazzato via dalla crisi - che evidentemente qualche effetto benefico ce l’ha. Il Washington Consensus era quella dottrina che imponeva ai paesi in via di sviluppo capestri strettissimi in cambio dell’aiuto alla loro bilancia dei pagamenti: sono molte le rivolte causate dal Fondo Monetario tra il 1980 e il 2006, e tanti morti si sono accumulati sulla coscienza di quella istituzione, uno dei più grandi sepolcri imbiancati della storia economica del mondo. Il nuovo direttore francese ha tutt’altra visione. Sa che i paesi poveri, gravati da condizioni capestro, si impoveriranno ancora di più dopo l’aiuto del Fondo Monetario. Sa che la causa dell’insolvenza non deriva soltanto dallo spreco, dalla corruzione e dalle spese militari dei regimi locali, ma anche dai bassi prezzi delle materie prime, dalla folle riduzione degli aiuti pubblici allo sviluppo, dai prestiti privati ad altissimo tasso di interesse.
Tedeschi e francesi dovrebbero ricordare cosa accadde a Bretton Woods nel 1944. All’epoca, il più grande economista del novecento, J.M.Keynes, lottò ferocemente perché si gettassero le basi di un nuovo ordine economico internazionale, con quella che chiamò l’International Clearing Union, capace di battere moneta fiduciaria internazionale (il “bancor”), sostitutiva del dollaro e dell’oro. Keynes aveva sperato troppo nell’universalismo democratico conseguente alla sconfitta nazista, e fu battuto dall’orgoglio del vincitore americano (e dalla stupidità di Stalin), che fece accettare l’istituzione del Fondo Monetario Internazionale: questo non poteva battere moneta, ma finanziava i paesi in difficoltà, imponendo un sistema di cambi fissi, disciplinati dallo stesso Fondo. Allora si pensò che, con i cambi fissi, si sarebbe ottenuto quasi lo stesso modo di distribuire liquidità internazionale, della proposta di Keynes. Non andò così: Nixon e Kissinger ridussero la forza del Fondo Monetario, imponendo un sistema di cambi flessibili e una moneta internazionale, come il dollaro, strappato però dalla sua copertura in oro.
Il Fondo Monetario Europeo, forte dell’esperienza del suo analogo internazionale, dovrebbe muoversi con una storia diversa. Ma quando si affronta l’egoismo nazionale vale la pena ricordare la massima del dottor Johnson: il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni.

di Paolo Leon

09/03/2010

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