
L’inferno del carcere
Un uomo di 30 anni si è suicidato la scorsa settimana nel carcere di Padova. Non sappiamo quale fosse stato il suo delitto, conosciamo la sua pena: le cronache sui giornali hanno raccontato che era detenuto da molti anni, che era debilitato da uno sciopero della fame, che si è impiccato alle sbarre. E che si tratta del tredicesimo suicidio dall'inizio dell'anno in quella struttura carceraria.
L'anno che abbiamo alle spalle, il 2009, nelle carceri italiane ci sono stati oltre 170 morti di cui 70 suicidi. Numeri impressionanti. Purtroppo, addirittura numeri da record.
Quando il portone del carcere si chiude non è solo il detenuto ad essere isolato dal mondo: è il nostro mondo a non interessarsi più a lui. Si legge che le carceri sono sovraffollate, che a San Vittore, che ha una capienza per 712 persone, ci sono oltre mille e cento detenuti; e si gira pagina. Che le strutture penitenziarie sono vecchie fatiscenti, come a Cagliari dove non è prevista attività sportiva perché non c'è spazio; e si gira pagina. Che i detenuti soffrono trattamenti inumani e degradanti, sono vittime di stupri, vengono picchiati, si feriscono da soli per sfuggire almeno un po' all'annullamento della vita in cella: ma ci sono troppi problemi di qua da quel portone per occuparci anche di questo...
Si scopre che la vita del carcere è un inferno anche per i secondini, se i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria rivelano che in dieci anni, dal '97 al 2007, anche 64 guardie carcerarie si sono tolte la vita, hanno ceduto allo stress.
Sarà perché però tutte queste cose le sappiamo, anche se quel portone divide due mondi, sarà perché sappiamo che così non può essere in un paese civile, che altre notizie fanno sobbalzare tanto sono incongrue: come quella che riguarda uno degli ultimi arrestati eccellenti, Silvio Scaglia, il manager di Fastweb accusato di una colossale truffa allo Stato. Ha una cella da solo, accoglie i visitatori sorridendo: dice che a Rebibbia è come stare alle terme, solo un po' più spartane, e che ora può permettersi persino di studiare la grammatica cinese. Buon per lui. Certo è che anche dietro quel portone i ricchi continuano ad essere i ricchi, e i poveracci solo poveracci.
di Virginia Rota
10/03/2010
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