
Sempre sulle stesse spalle?
Era facile indovinare chi sarebbe finito nel mirino: i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, i pensionati (rinviando le uscite con il dimezzamento delle finestre), calando la scure su redditi già falcidiati (stoppando stabilizzazioni e rinnovi contrattuali). Ed evitando accuratamente di prendere in considerazione uno straccio di provvedimenti per la crescita e per l’occupazione, quel piano del lavoro per intenderci, che la Cgil ha cercato di avanzare in occasione del congresso di Rimini.
“Stangata doppia”, titolava l’Espresso della scorsa settimana. Forse un’esagerazione, ma nessuno che abbia qualche lieve infarinatura in materia di conti economici poteva ragionevolmente attendersi che una manovra aggiuntiva di 24 e passa miliardi di euro si sarebbe potuta realizzare con la lotta all’evasione (che andrebbe fatta “a prescindere”), oppure con provvedimenti “etici” (che tutti auspicano). Ma tutti siamo consapevoli che non può avere effetti significativi, in termini assoluti, il taglio del 10 per cento degli stipendi dei top manager pubblici e del 5 per cento delle indennità dei parlamentari (misure cui dare sempre il benvenuto), consci che qui siamo entrati nel primo girone della demagogia, nient’altro che pura demagogia.
Anche il nostro ineffabile ministro dell’Economia tutto questo lo sa bene: e infatti hanno ben altro segno i provvedimenti definiti dal Governo Tremonti-Berlusconi. Più si scorrono le misure avanzate “in nome dell’Europa”, più appare chiaro che a pagare saranno i servizi pubblici, la sanità, l’istruzione, la cultura, i trasporti. Risanare i conti colpendo la rendita, la finanza, aiutando la domanda, i salari e le imprese? Macchè! Sotto l’ombrello di Bruxelles, alla fine hanno scelto con precisione il blocco sociale da colpire e quello da proteggere, cercando d’indorare la pillola per farla ingoiare a un’opinione pubblica stanca e sfiduciata. Ed era facile indovinare chi sarebbe finito nel mirino: i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, i pensionati (rinviando le uscite con il dimezzamento delle finestre), calando la scure su redditi già falcidiati (stoppando stabilizzazioni e rinnovi contrattuali). Ed evitando accuratamente di prendere in considerazione uno straccio di provvedimenti per la crescita e per l’occupazione, quel piano del lavoro per intenderci, che la Cgil ha cercato di avanzare in occasione del congresso di Rimini.
Epifani l’ha ripetuto più volte in questi giorni: i ricconi, vecchi e nuovi, saranno lasciati in pace e nessuna imposta patrimoniale, nessuna “nuova tassa” sulle terze case, nessuna riga sulle auto e motoscafi di lusso e le vacanze alle Bahamas si può leggere nel decreto legge Predisposto a Palazzo Chigi. Per carità, la famiglia Berlusconi - e più in generale il suo blocco di riferimento - sarebbe colpita per prima da interventi con questo taglio e questa filosofia. Con la calcolatrice azzerata dal terrore di perdere qualche punto nel gradimento dei ceti medio-alti di questo paese, Tremonti ha convinto anche il premier alla priorità, all’urgenza di “far cassa” e quindi imboccare la strada di una manovra “tuttatagli” per chiudere quel buco legato alla crisi economica che per due anni hanno cercato di nascondere all’opinione pubblica.
Ma l’Europa preme per ottenere anche dall’Italia una riduzione di quella voragine costituita dal nostro debito pubblico, così simile a quello greco. La scelta è stata invece quella più semplice e brutale: tagli e sacrifici dunque, accompagnati - non a caso - da una bella serie di leggi bavaglio sull’informazione, in modo che gli italiani sappiano soltanto quello che il Cavaliere desidera.
di Altero Frigerio
27/05/2010
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