Marchionne lasci stare i ricatti

- Cgil e Fiom difendono il futuro dello stabilimento di Pomigliano e l’occupazione. Ma non possono accettare lo scambio con i principi contenuti nella Costituzione e nello Statuto dei lavoratori, a cominciare da tutela della salute e diritto di sciopero.

L’articolo 41 della Costituzione non è tra quelli più richiamati nel dibattito politico e sociale. Questo articolo sottolinea con chiarezza l’esigenza dell’utilità sociale dell’attività di impresa, parla insomma di quella responsabilità sociale che, accanto alla libertà di chi investe in una azienda, non può mai essere dimenticata e sulla quale occorrerà che le forze politiche e sociali riflettano maggiormente. Non ci può essere globalizzazione che tenga.
Anche per questo la Fiat deve ripensare seriamente alcuni dei contenuti dell’accordo su Pomigliano e ritirare la minaccia di portare all’estero la produzione della linea Panda e i conseguenti investimenti. La Cgil e la Fiom difendono giustamente il futuro dello stabilimento napoletano e l’occupazione: sono in gioco oltre 15 mila posti di lavoro (indotto compreso) in una realtà, quella del Mezzogiorno, dove il numero dei senza lavoro è tra i più alti d’Europa e dove molte aziende negli ultimi mesi hanno sentito fortemente il peso della crisi. E’ quindi giusto che il sindacato accetti di combattere l’assenteismo e di trattare condizioni di lavoro anche pesanti (come i 18 turni settimanali, il lavoro notturno e domenicale, ad esempio) in condizioni di straordinaria difficoltà. Ed è sempre bene farlo per tempo, evitando se è possibile i cul de sac dell’ultimo minuto. Naturalmente, però, il sindacato stesso deve salvaguardare i principi contenuti nella stessa Costituzione e nello Statuto dei lavoratori, a cominciare dalla tutela della salute e del diritto di sciopero. Se principi e diritti fossero tutelati, la Cgil e la Fiom firmerebbero l’accordo, come hanno detto chiaramente Epifani e Landini. In caso contrario, l’intesa sarebbe illegittima con conseguenze negative sull’auspicata pace sociale. Vedremo in queste ore cosa accadrà. E’ ovvio che i lavoratori, nelle forme che saranno decise, avranno comunque l’ultima parola (come la Fiom ha più volte sostenuto nei mesi scorsi). Ma la Fiat, al contrario di un governo impegnato a far pagare alla Cgil chissà quali conti, non può dedicarsi ad un assurdo e tutto ideologico ricatto occupazionale, ma deve esercitare il massimo di responsabilità sociale per ottenere il consenso necessario allo sviluppo della produzione.

di Paolo Serventi Longhi

15/06/2010

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