La ragnatela dello stage

- Quasi dipendenti, mai pagati, spesso sfruttati. La sconfortante esperienza dell’ingresso nel mondo del lavoro passando per la porta stretta della pseudo-formazione.

Il lavoro in balia della manovra economica e dell'attacco alla Costituzione, tra "testo Fiat" e bollettini in impennata sulla cassa integrazione. Così, mentre dalle pubbliche tribune non si fa che parlare dei "giovani", nella realtà non c'è spazio neppure per riflettere come vanno le cose per loro. E vanno male, anche con la laurea in tasca, invischiati come sono nella ragnatela degli "stage".

E' la tappa obbligata della via crucis verso il lavoro. Si legga elegantemente alla francese o all'inglese, è lavoro gratis, legale. Fare "lo stagista" è quasi una professione: è ricercatissimo. "Fa curriculum" anche se non si potrà mai riscattare contributi per la pensione, come accadeva ai padri e alle madri che iniziavano a bottega, o in ufficio, con una mancia e un rimborso spese. Oggi, uno stage si somma a un altro, in posti sempre diversi. E, diversamente che per i padri, è una scommessa: 1 su 5 ce la fa.

Il dato, sconfortante, emerge da un sondaggio dell'Isfol e dal giornale online "la repubblica degli stagisti": su tremila stagisti (e tra di loro oltre la metà con più "stage" in curriculum) solo il 21% alla fine ha avuto un'offerta di lavoro e solo nel 2,3% dei casi a tempo indeterminato. A chi è andata bene, cioè, ha avuto un contratto a progetto, una collaborazione, una consulenza: e solo 23 su tremila hanno firmato un contratto per il futuro.

Ogni anno in Italia vengono attivati oltre 400mila stage: quattrocentomila posti di lavoro in cui i giovani dovrebbero fare formazione. Dove, nella maggioranza dei casi, lavorano come dipendenti a tutti gli effetti. Un esercito fantasma.

di Silvia Garambois

23/06/2010

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