
Uno sciopero per l’equità
Lo sciopero generale della Cgil di venerdì prossimo assume un significato che va persino al di là della giusta protesta contro una manovra economica aggiuntiva che è certamente iniqua e sbagliata. E’ infatti in corso una vasta operazione che mira a colpire il sistema dei diritti individuali e collettivi tutelati dalle leggi della Repubblica e dalla stessa Costituzione. L’intenzione del governo di modificare l’articolo 41 della nostra Carta ne è un esempio chiarissimo: la libertà d’impresa, peraltro riconosciuta nello stesso articolo, dovrebbe essere enfatizzata e privata dai presunti vincoli. Ma quali sarebbero questi vincoli? Il semplice accenno, nell’articolo 41, alla responsabilità “sociale” dell’impresa viene visto come una bestemmia, nell’epoca della globalizzazione. Cioè, l’impresa deve essere libera di fare ciò che vuole, senza alcuna (appunto) responsabilità: può licenziare, cacciare, disapplicare i contratti, chiudere stabilimenti, riaprirli dove vuole, ridurre i salari e aumentare i ritmi di lavoro. Il tutto senza il “fastidio” del confronto con il sindacato. E le leggi, i contratti? Carta straccia. Se volete il lavoro e il salario (magari ridotto) dovrete, prima o poi, rinunciarvi. E’ il teorema Marchionne, sostenuto dal ministro Sacconi.
Per questo è importante che i lavoratori del settore pubblico e di quello privato, i pensionati, siano chiamati alla mobilitazione. I tagli di Tremonti colpiscono i settori più deboli, l’assistenza ai disabili, i trasporti locali, la sanità, la scuola, l’università e la ricerca, le pensioni. Tutto ciò, come ha detto Guglielmo Epifani, mentre nulla si toglie ai chi ha di più, ai grandi patrimoni, ai manager che si arricchiscono con le stock options e con le liquidazioni d’oro, a chi ha fatto dell’evasione e dell’elusione fiscale una professione.
Uno sciopero giusto? Giustissimo. Che, purtroppo, una parte consistente dell’informazione cerca di oscurare, peggio di sabotare. Con una precisione chirurgica, direttori e redattori capi di due tg della Rai su tre, dei tg Mediaset ed anche de la 7 e di Sky, hanno deciso che non è vero che milioni di italiani protesteranno venerdì 25. Oppure, vedrete, se saranno costretti ad ammetterlo, ci diranno che si è trattato di un fallimento. E’ anche per questo risulta molto importante partecipare alla manifestazione del primo luglio contro i “tagli e bavagli” all’informazione.
di Paolo Serventi Longhi
24/06/2010
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