Il valzer di Confindustria

- A Viale dell’Astronomia scommettono che il Pil tornerà a crescere. Ma i dati testimoniano che ad esplodere è la disoccupazione. Alle imprese sta bene così. Resta la Cgil a preoccuparsi degli effetti disastrosi di una manovra iniqua e depressiva.

Cara Confindustria, cara signora Marcegaglia, scusateci ma non riusciamo a capire. La grave crisi economica che ha colpito anche il nostro paese sta esaurendo i suoi effetti, dite. Il vostro centro studi annuncia un Pil in ripresa all’1,2 per cento quest’anno e all’1,6 per cento nel 2011. Questo, secondo voi, significa che la recessione è finita, andate in pace. Ma poi arriva l’Istat, con i suoi dati precisi, le sue tabelle ordinate e chiare, a dirci che il tasso di disoccupazione è salito alla ragguardevole percentuale del 9,1 quest’anno (208 mila posti di lavoro persi in un anno, marzo 2010 su marzo 2009). E voi stessi, cioè la Confindustria, prevedete che l’anno prossimo il tasso di disoccupazione raggiunga il 9,6 per cento, sfiorando quel dieci per cento che rappresenterebbe il record assoluto dal drammatico dopoguerra.
Ma allora ci state prendendo in giro? Oppure, per non pensar male, è il significato della stessa parola recessione che probabilmente noi comuni mortali, lavoratori dipendenti o pensionati, conosciamo poco? Vediamo: dizionario Zanichelli, parola recessione, sf: “il perdurare di una crisi economica”. Ma se è questo è il significato,  la prima conseguenza di una crisi economica non è l’aumento della disoccupazione, della cassa integrazione, del precariato? Allora è proprio vero: ci state prendendo in giro.
La crisi non è superata, come dice da mesi la Cgil, e l’anno in corso è il peggiore da decenni. Ma a voi, ed a qualche vostro iscritto (non a tutti per fortuna), del lavoro che manca non importa molto. Così come importa poco al nostro governo nazionale che continua a difendere la sua manovrona recessiva e ingiusta e i cui interessi politici sembrano intrecciarsi con i vostri, cara Confindustria.
Meno male che la Cgil c’è, a ricordare che il paese avrebbe bisogno di misure forti di sostegno ai più deboli e di lotta alle evasioni e ai condoni. Lo sciopero è andato bene, quello del 2 luglio certamente pure. Ma occorrerà che la gente continui a mobilitarsi ed a lottare, a luglio e a settembre, per costruire un futuro decente per tutti.

di Paolo Serventi Longhi

30/06/2010

Podcast











Cerca in archivio