
Berlusconi vuol dire fiducia
Con l’ennesimo voto di fiducia (il trentacinquesimo in due anni) la manovra è passata al Senato. Ora il decreto con il suo maxiemendamento andrà, blindato, alla Camera e, salvo imprevisti al momento non ipotizzabili, dovrebbe diventare legge entro la fine del mese, pena la decadenza. La brutta manovra del ministro Tremonti (che secondo lo stesso ministero avrà un effetto depressivo sull’economia pari allo 0,5 per cento: la metà cioè delle previsioni di crescita) è stata approvata con i cambiamenti introdotti dal Senato (http://www.rassegna.it/articoli/2010/07/14/64710/manovra-il-maxiemendamento-del-governo-scheda), che hanno però lasciato immutata la portata dell’intervento: 25 miliardi. Anche sull’effettiva portata della manovra, comunque, c’è da dire. A sentire Beniamino Lapadula, intervistato su Rassegna.it da Paolo Andruccioli (http://www.rassegna.it/articoli/2010/07/14/64703/tremonti-taglia-alla-cieca), si tratta di “una manovra finta, che si basa ancora una volta sul sistema dei tagli lineari che non si realizzeranno mai. L’unico taglio effettivo sarà quello sulle risorse delle Regioni e sugli stipendi dei lavoratori del pubblico impiego. Tutto il resto è facciata, annunci e buoni propositi”. Tanto che, secondo il responsabile del dipartimento economico della Cgil non si può escludere che “ già dal prossimo autunno ci sarà bisogno di un nuovo intervento correttivo”.
Insomma, non è solo questione di quantità. Anche la qualità lascia a desiderare. Come scriveva qualche giorno fa Tito Boeri su Repubblica (http://www.repubblica.it/economia/2010/07/15/news/boeri_manovra-5595053), “è peggiorato in Parlamento il profilo distributivo della manovra. Sancito l’abbandono di ogni intervento di contrasto alla povertà, con l'esaurimento della carta acquisti, messo da parte ogni disegno di ampliamento della copertura degli ammortizzatori sociali, si è operato chirurgicamente per introdurre trasferimenti dai ricchi ai poveri”. E Boeri nota anche che i politici “sono stati ulteriormente messi al riparo: il passaggio parlamentare ha annullato il taglio degli stipendi dei consiglieri di amministrazione degli enti finanziati dallo stato e ha ripristinato le indennità dei consiglieri circoscrizionali nei Comuni più grandi”.
E ovviamente, invece, è stata accolta la proposta leghista di sospendere il pagamento delle multe per le quote latte.
Restano contrari alla manovra i Comuni e le Regioni (anche se quest’ultime, probabilmente per non rompere con i due neogovernatori leghisti, rinunciano alla mossa clamorosa di riconsegnare le deleghe cui non possono più far fronte per i tagli).
Via libera da parte della Cisl. Raffaele Bonanni ha dichiarato che “la manovra correttiva era una ‘strada obbligata’ per l'Italia, ma grazie all'impegno del sindacato, quello che ‘dialoga’, abbiamo influenzato qualche scelta e ottenuto un taglio il meno antisociale possibile. Anzi, il welfare non è stato toccato per nulla". (Deve essere anche per commenti come questo che Tremonti s’è convinto delle qualità di “uomo di Stato” di Bonanni).
Del segretario generale della Uil non si hanno notizie, mentre da due categorie della Uil (Uilca e Uila) arrivano critiche. Confindustria si è dichiarata incomprensibilmente soddisfatta già qualche giorno fa (nonostante il suo Centro Studi abbia quantificato in un -0,8 per cento l’effetto depressivo sull’economia della manovra).
La Cgil dal canto suo, che oggi, in concomitanza del voto, aveva organizzato un presidio davanti al Senato, continua ad esprimere un giudizio chiaramente negativo sulla manovra.
Guglielmo Epifani l’ha definita “un provvedimento all’insegna dell’iniquità”. A pagare, ha spiega il numero uno di Corso d'Italia, saranno “solo i lavoratori, a differenza di quanto avviene con le manovre finanziarie varate nel resto dell’Europa”.
di Enrico Galantini
16/07/2010
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