Totem e tabù

- Si parta dai senza lavoro, dal superamento dei contratti precari, dalla necessità di dare un futuro ai giovani. Senza furbizie per far rientrare dalla finestra la modifica dell’art. 18. Allora sì che la trattativa avrebbe una chance vera di successo

Ci ostiniamo a chiamare negoziato il confronto sul mercato del lavoro tra governo e parti sociali. Anche perché un sistema più efficace, trasparente e gestibile nella struttura dei rapporti tra imprenditori e lavoratori deve essere una conquista di tutti, e non può non scaturire dall’avvicinamento tra le posizioni. Molto diverse, espresse finora dal ministro del Lavoro Elsa Fornero, dagli imprenditori, e delle confederazioni sindacali. Un accordo è negli obiettivi dei soggetti interessati, e non può essere altrimenti di fronte alla crisi e alle indicazioni, peraltro contraddittorie, che arrivano dall’Europa. Ma questi obiettivi non consentono furbizie, fughe in avanti o ambiguità di alcun genere.

E’ molto positivo che questa fase di approfondimenti sui temi noti, dagli ammortizzatori sociali alla necessità di rendere stabili i contratti precari, dal ruolo della contrattazione alla tutela dei diritti dei lavoratori dipendenti e degli autonomi, sia affrontata dai sindacati in un quadro di riflessione unitaria, mai scontata dati i tempi che corrono e in controtendenza rispetto al recente passato. Il pessimismo cosmico non può essere ammesso, il giudizio sui singoli passi va dato sul merito delle soluzioni e dei compromessi possibili, un “no” aprioristico e pregiudiziale rappresenterebbe, oggi più di ieri, un errore storico. Ma anche i generici appelli alla “ragionevolezza” dei sindacati (specie della Cgil), alla “flessibilità” del mercato del lavoro, intese come un valore assoluto, non hanno alcun senso. Specie quando richiamano la storia del sindacato, utilizzata ad uso e consumo di chi, attore del negoziato, vorrebbe far rientrare dalla finestra la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori cacciato a pedate dalla porta principale. Si parta, come ha detto Susanna Camusso, dal dramma delle ragazze e dei ragazzi senza lavoro, del superamento dei cinquanta contratti precari, dalla necessità di dare un futuro ai giovani e a chi è stato (o lo sarà) privato del lavoro. Allora sì che la trattativa avrebbe una chance vera di successo.

di Paolo Serventi Longhi

01/02/2012

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