Un tavolo senza furbate

- Riparte il confronto con le parti sociali. Attese azioni concrete per i giovani e per chi ha perso il lavoro. Dopo il rigore (senza equità), sulla crescita il governo abbandoni strade improprie e senza sbocchi: serve semmai una vera politica industriale

Eccoli, seduti di nuovo uno di fronte all’altro nella sala verde di Palazzo Chigi. Governo e parti sociali. Da una parte il presidente del Consiglio Mario Monti affiancato dalle due punte di diamante della sua squadra, Fornero e Passera. Di fronte Camusso, Bonanni e Angeletti per Cgil, Cisl e Uil, Marcegaglia e Venturi per le imprese. Abbandonate le "idee guida" presentate e poi ritirate dalla Fornero lunedì 16 per la netta opposizione dei sindacati (e le chiare perplessità di Confindustria), sia il presidente del Consiglio che il ministro tornano oggi a presentarsi grosso modo con le stesse ricette, sostenuti nei giorni scorsi da grandi giornali come il Corriere della Sera e Repubblica. Dopo le intemerate degli economisti Alesina e Giavazzi, sul quotidiano di via Solforino e numerosi articoli a sostegno delle eliminazione dell'articolo 18, è arrivato Eugenio Scalfari con due ponderosi interventi, a indicare “la strategia”. Ovvero sposare e sostenere a spada tratta la linea del governo sul contratto unico, la "flessibilità in uscita", l’eliminazione della Cassa integrazione straordinaria, proposte che, dice il fondatore del quotidiano di Largo Fochetti, i sindacati, in primo luogo la Cgil di Susanna Camusso, dovrebbero far proprie senza colpo ferire (anche loro mossi dal sacro fuoco dell’Impegno nazionale messo in campo dal governo tecnico) e senza nulla pretendere in tema di lotta vera al precariato, ammortizzatori sociali, risorse per la crescita e lo sviluppo più in generale.

Per intimare la resa ai sindacati, Scalfari prende a sostegno delle sue tesi pro-Monti una intervista a lui rilasciata da Luciano Lama nel 1978. A fronte delle difficoltà economiche, della disoccupazione, occorreva avviare una nuova fase di sviluppo e l’allora numero uno della Cgil sosteneva che "per collaborare a questo obiettivo noi chiamiamo la classe operaia ad un programma di sacrifici, ad un grande programma di solidarietà nazionale. Naturalmente tutte le categorie e tutti i gruppi sociali debbono fare altrettanto". Bene, Scalfari dimentica che Lama come tutti i suoi successori alla guida della Cgil (Trentin per fare un solo nome), sono sempre stati convinti sostenitori della concertazione, cosa che Monti e tanto meno Fornero non sopportano, e lo dicono. 

Monti e Fornero hanno indicato, in materia di riforma del mercato del lavoro, tre direttrici su cui legiferare, d’accordo o meno con i sindacati: mobilità da un posto all'altro, flessibilità in uscita (leggi sterilizzazione dell’articolo 18), eliminazione della cassa integrazione straordinaria in vista di un nuovo sistema di ammortizzatori sociali. Scalfari s’inebria e invita, con due impegnativi articoli, la Camusso, chiamata in causa in prima persona, ad applicare la lezione di Lama "se vorrà riassumere il ruolo di protagonista". Ma in casa Cgil, prima e dopo Lama, sanno bene come vanno le cose: i lavoratori, quanto i pensionati, in tutti questi anni hanno sempre subito sulla loro condizione sociale e salariale la "politica dei due tempi", prima il risanamento e poi lo sviluppo. Corrisponde al vero o no che la partita si è sempre chiusa al primo tempo? Già con il “SalvaItalia” hanno pagato con tasse, previdenza e aumento del costo della vita. E giusto Scalfari si può permettere di scrivere che i provvedimenti fin qui adottati dal governo Monti perseguono una "linea riformista e innovatrice". Onestamente risulta impegnativo riscontrare nei decreti approvati o in via di approvazione misure concrete tese alla creazione di nuovi posti di lavoro, un'idea di politiche industriali, investimenti, qualità dello sviluppo. 

La Fornero poi, si intesta lo “spacchettamento" del confronto in quattro tavoli, dimenticando che lei stessa aveva proposto di “scambiarsi opinioni via web”. E anche alla vigilia dell’incontro di oggi, è tornata ad avanzare una serie di proposte e, miscelando metodo e merito, ha annunciato che al tavolo ascolterà la richieste, qualche settimana per approfondire le questioni e poi il governo trarrà la soluzione finale. Insomma cosa ben diversa dalla concertazione.
 
Da Palazzo Chigi filtra anche una indiscrezione: l'articolo 18 non verrebbe toccato ma aggirato o “aggiornato”. L’esecutivo Monti dice che occorre tutelare il lavoratori e non il posto di lavoro. Un artificio su cui in sindacato non è intenzionato a lasciarsi intrappolare. Chi frequenta le fabbriche e le aziende sa bene che se non si creano nuovi posti di lavoro, la mobilità è solo verso la Cassa integrazione e poi la disoccupazione. Per la Fornero questo sistema non regge più e lascia balenare l’ipotesi di un sistema migliore di ammortizzatori sociali. Facendo finta di non conoscere quanto sostiene Vittorio Grilli, il vice ministro dell'Economia, secondo il quale non ci sono risorse da impiegare per un nuovo sistema di ammortizzatori sociali. 
Torniamo per concludere a Lama, sconsigliando Scalfari e Fornero di utilizzare per le loro "furbate" il nome di una delle più prestigiose personalità del Paese. Anche il dialogo tra le parti sociali se ne avvantaggerebbe.

di Alice Frei

02/02/2012

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