Perché la Spagna ci riguarda tutti

- L’attacco alle prerogative sindacali che a Madrid è approdato perfino nelle aule dei tribunali, è un segnale allarmante per il movimento dei lavoratori in tutta Europa. La solidarietà della Cgil è un atto che va oltre il valore della memoria storica

Ma cosa si è messa in testa la Cgil? Prima sforna un bel progetto di Carta dei diritti universali del lavoro e lo porta nelle fabbriche e negli uffici, tra precari cronici e salariati a-tutele-crescenti, disoccupati ed esodati, manco fossimo nell’Italia umbertina senza uno straccio di legislazione sociale. Poi fa arrivare il proprio appoggio, tramite un messaggio di Susanna Camusso, alle Comisiones Obreras e alla Unión General de Trabajadores scese in sciopero e nelle piazze, in queste ore, per difendere fondamentali libertà civili e sindacali. Insomma, in pochi giorni, il lancio di una consultazione della base e della cittadinanza per una riformulazione delle relazioni industriali ed economiche e un gesto di solidarietà internazionalista, se un simile aggettivo non suona blasfemo nell’Europa della recessione e del diktat finanziario, che ha quasi il sapore di altri tempi.

Forse è il destinatario della lettera spedita dalla leader Cgil a suscitare certe suggestioni: la Spagna evoca stagioni leggendarie e terribili della parabola del movimento operaio e democratico. La partecipazione e il sacrificio di migliaia di antifascisti europei e americani nella guerra civile che, ottant’anni fa, costituì l’anticamera del secondo conflitto mondiale e del rovesciamento delle dittature in Italia e Germania. La cospirazione contro il regime franchista che fino alla metà degli anni Settanta annodò molti legami con le forze sociali e politiche dell’Europa libera. Sono fili che sottotraccia ancora si intravedono nel libro mastro della Storia.

Eppure non è il passato, l’eco di una memoria lontana, lontanissima nel mondo globale e digitale, a dare oggi nuovi argomenti all’azione sovranazionale del sindacato, a dimostrare in modo tangibile che non si tratta di un ferrovecchio da rottamare, come vorrebbero governanti miopi e populisti. Otto lavoratori Airbus di Getafe, nella cintura urbana di Madrid, rischiano una condanna complessiva a sessantaquattro anni di carcere per aver partecipato a un picchetto durante uno sciopero: una tale enormità rivela una “esplicita volontà di intimidire il mondo del lavoro, limitare la capacità di iniziativa e la libertà d’azione sindacale, affermare la supremazia dell’impresa nei rapporti di lavoro”, ha scritto Camusso.

Ancora una volta, le campane della Spagna risuonano come un allarme per tutti nell’Europa che sta triturando il modello dello Stato sociale, ha colpito diritti essenziali conquistati in decenni di lotte e punito il lavoro per lasciare campo aperto al predominio (e ai disastri) della finanza. Una partita in corso innanzi tutto in Italia.

 

di Marco Sappino

22/01/2016



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