Cuneo fiscale e questione salariale

- Il taglio contributivo sul costo del lavoro non compensato da versamenti da parte dello Stato implicherebbe un taglio agli assegni pensionistici. A ben vedere, l’ennesimo trasferimento netto a favore delle imprese. Servono equità e sostegno alla domanda

Settimane inquiete per il governo italiano e i suoi rapporti con l’Europa. Accertata la minor crescita rispetto alle ormai non più credibili previsioni istituzionali, il Governo Italiano deve prepararsi a una probabile manovra di aggiustamento. Non potendo più bramare, entro i vincoli imposti, maggiore flessibilità, ha provato a rilanciare la necessità di dare una spinta alla crescita attraverso maggiori investimenti. Una strategia a favore della profittabilità delle imprese. Ma gli investimenti, la loro natura e finalità non fanno breccia nel dibattito pubblico, così è tornata alla ribalta l’dea di “abbassare le tasse” in particolare quelle sul lavoro “perché sempre e per tutti un contratto permanente pesi meno in termini di costo del lavoro”, dice Tommaso Nannicini, sottosegretario di Renzi.

Dopo la prima palese sconfitta delle strategie adottate dal governo Renzi in materia di lavoro, ecco che la questione occupazionale non viene neppure più menzionata. Tuttavia, si rafforza l’idea di politiche dal lato dell’offerta a carattere regressivo. Infatti, la proposta in esame parte da quella avanzata in agosto da Nannicini stesso: abbassare il cuneo fiscale di 6 punti percentuali per i neo-assunti, da dividere tra lavoratore e datore di lavoro. Un’idea preoccupante nella sua veste originaria in quanto il taglio contributivo non compensato da versamenti da parte dello Stato implicherebbe necessariamente un taglio agli assegni pensionistici. Ai lavoratori verrebbe data la possibilità di versare nei fondi pensione i risparmi sul cuneo contributivo, dove però sarebbero tassati al 20%.

Una proposta iniqua nel rapporto tra risparmi per gli imprenditori e per i lavoratori, considerando che per i primi questi risparmi non sarebbero tassati. A ben vedere, l’ennesimo trasferimento netto a favore delle imprese, dopo quello avvenuto - e ancora in corso - con gli sgravi contributivi e l’Irap, a cui si aggiungerà il taglio dell’Ires, programmato per il 2017. Si pensa al taglio delle tasse mentre la questione retributiva viene completamente ignorata se non schernita. Si tace sul fronte di una maggiore progressività delle imposte (sul reddito e sui patrimoni): tra i pochi interventi che potrebbero coniugare equità fiscale e sostegno alla domanda. Di tutto questo non parla il governo, attento a non urtare il morale e gli interessi di quei pochi. Sarebbe invece il caso di cominciare a parlarne, della questione salariale e di quella redistributiva.

di Marta Fana

01/03/2016



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